Serena Porrati lives between London and Milan. She graduated in Art and Technology at the Academy of Fine Art of Brera (Milan), and at Central Saint Martins (London) wherein 2013 she achieved a Master in Art and Science.

Her research questions the relative distance that separates us from the non-human and the inorganic. Her practice engages with the industrial and the geological, nature and artifice, as well as with ideas of control and chance – issues that speak beyond the language of art and art history, to our environment and society.

She has been selected in occasion of several shows, and art-residencies, recent prizes she has won include MostynOpen19 (2015) and Fomas prize (2016)

 

CREA in Sanremo will host the interdisciplinary artist Serena Porrati as the artist in Social Soups residence for a collaborative production with the institute from September 8 to September 15, 2017. In a public artist talk in the institute and in a residency closure event in the villa Winter, which is part of Villa Ormond, Sanremo, Porrati will present her work.

 

ARTISTS/SCIENTISTS by Serena Porrati

 

“The task is not to see what has never been seen before, but to think what has never been thought before about what you see every day.”

Erwin Schrodinger 

 “Scientists are creative people and the lives of creative people show evidence of internal feelings of struggle.”

Hideki Yukawa

Ho 8 anni. Sono seduta alla mia scrivania in classe. È un giorno di sole.

Attraverso una grande finestra posso vedere fuori l’erba primaverile e percepire il caldo del sole. L’insegnante di scienze sta parlando di qualcosa che afferra la mia attenzione; spiega che tutta la materia che ci circonda può essere divisa in 3 stati: solidi, liquidi e gas.

Così sostiene, riferendosi ad esempi concreti che subito visualizzo con la mia immaginazione ( legno,  ghiaccio, acqua, aria, rocce). Questo nuovo ordine delle cose mi sorprende. C’era il liquido, c’era il gas e c’era il solido intorno a me, non potevo non essere d’accordo. Era vero, semplice ed affascinante.

Da oggi, penso, incomincerò vedere in modo diverso, secondo un ordine che chiamo conoscenza. Avevo acquisito una sorta di controllo sulla realtà.

Tuttavia, penso ossessivamente al dentifricio e alla sua consistenza che non si adatta a nessuna delle tre categorie. Non è liquido, non è solido. Piuttosto, è qualcosa in mezzo, forse qualcosa di indefinibile? O qualcosa di non importante per la scienza?

Perché l’insegnante non ne parla?

Per quanto capissi l’ordine ero anche scettica, non pienamente convinta che tutto, davvero tutto, potesse essere ordinato.

Pensavo, ci sarà sempre qualcosa che non potrà essere definito, qualcosa che non conoscerò mai e che nessuno conoscerà. E se la mia conoscenza è quindi incompleta e non perfetta, come potrei mai ottenere uno stato di conoscenza? Qual è la differenza tra sapere e non sapere? Perché’ mi trovo in questo posto?

La conoscenza è quello che apprendo o quello che sento?

Nella mia mente la viscosità diventò il simbolo di una zona d’ombra dove alcuni oggetti, e alcuni fenomeni della mia realtà potevano essere lasciati sospesi, non spiegati, svincolati dalle categorie, dalle definizioni.

Questa zona d’ombra è diventata un’area di riflessione e speculazione creativa, una zona ibrida, dove percepire e conoscere in modo istintivo senza sottostare necessariamente ad un ordine pre-esistente o assegnato a posteriori.

 

One of the architectural problems we have is that as humans we like to make

categories, so we have these categories, especially in European languages. They are

quite tight I think […] As Wittgenstein would say categories are just the way we talk.

(Jimmie Durham)

 

ART E SCIENZA E LE MILIEU DEI BAMBINI

-Proiettare traiettorie dinamiche

-Formazioni discorsive

-Mappe

 

La virtù di un approccio empirico e dialettico nel pensare è quella di aprire delle possibilità di conoscenza che potrebbero apparire altrimenti chiuse o invisibili.

Il focus della mia ricerca artistica si concentra sull’ importanza di essere ricettiva nei confronti di queste possibilità e di creare tentativi di ri-formulazione e ri-catalogazione del reale.

Una ricerca personale che si proietta in varie direzioni, spesso apparentemente lontane, per intessere dei discorsi nonostante la massa di vincoli incorporati negli ambienti costruiti in cui viviamo, nella cultura che acquisiamo, e in un particolare nelle categorie socio-economiche (capitalismo) che influiscono sulla nostra la condizione cognitiva.

 

Children never stop talking about what they are doing or trying to do: exploring

milieus, by means of dynamic trajectories and drawing up maps of them […] the

unconscious doesn’t deal with persons and objects, but with trajectories and

becomings; it is not an unconscious of commemoration but one of mobiliation, an

unconscious whose objects take flight rather than remaining buried in the ground

(Gille Deleuze)

La mia ricerca artistica è una pratica discorsiva, con la propria regolarità, con una coerenza operativa nonostante l’ assenza di qualsiasi elemento accertato o disciplina. Come se qualcuno, parlando di fiori, non menzionasse la botanica, il giardinaggio o l’ arte della composizione dei bouquet, eppure avrebbe molte cose da dire.

I lavori sono Forme Discorsive: nella pratica perché è attraverso un processo di scambio e confronto che le forme (sculture, fotografia o film) sono create, concettualmente, perché questo scambio crea una traiettoria, un discorso tra discipline tra conoscenza ed istinto.

Trovo interessante ed esteticamente stimolante combinare informazioni e approcci scientifici a vari altri metodi e campi di ricerca, non per raggiungere la complessità o l’universalità ma piuttosto la sorpresa dello sguardo di un bambino, l’incanto di un uomo preistorico.

E’ in questo luogo fluido ed incostante divenire, che mi diverto ad operare.